Scritto da: admin il: agosto - 11 - 2016 Commenti disabilitati

Per L’Angolo del Mariachi

IL CASO SPOTLIGHT – UNA SCOMODA VERITA’
Ero davvero curioso di vedere il premio Oscar come miglior film e miglior sceneggiatura originale 2016, tratto dalla vera storia dell’inchiesta del quotidiano The Boston Globe con cui il giornale si è aggiudicato nel 2003 il prestigioso Premi Pulitzer. Fortunatamente tutte le aspettative sono state soddisfatte. Davvero un gran bel film, coraggioso sicuramente perché di coraggio dobbiamo parlare: quello dei giornalisti che hanno avuto il coraggio di portare a galla una scomodissima realtà di abusi da parte di preti pedofili negli ultimi 30 anni in America e di come il clero avesse insabbiato tutto, il coraggio di mettersi contro il più grande potere mondiale attualmente più che mai attivo, il coraggio di Tom McCarthy(anche regista) e Josh Singer di scriverne la sceneggiatura ed esser poi boicottati nella realizzazione. Non conoscevo Tom McCarthy regista, l’avevo visto come co-sceneggiatore nel film di animazione UP e nei panni di attore in film come Good Night, and Good Luck, Syriana, Flags of Our Father, Michael Clayton, in cui già si intravedeva uno spiccato senso del sociale e della cronaca; una regia molto asettica, come appunto richiede un film di questo genere, che lascia il campo ai fatti narrati, senza mai essere invadente e lasciando ampio respiro agli attori. Una trama densa di input, tanto che la prima ora del film risulta più lenta della seconda in quanto molti sono i personaggi(o pseudo tali in quanto si nominano dei soggetti che magari non si vedono nemmeno) da mettere sulla scacchiera per far crescere quel pathos di ansia che poi trova il senso di catarsi all’uscita finalmente dell’inchiesta. Una mano molto matura tira i fili di un cast davvero ricco. Michael Keaton, che tutti fino a due anni fa davano per finito da tempo, centra per il secondo anno il film che si aggiudica la più ambita delle statuette. Gran piacere per il ritorno di Rachel McAdams, di cui non possiamo non ricordare il debutto nel film americano di Paolo Virzì “My Name is Tanino”, che chiude un proficuo 2015 con all’attivo 5 film discreti. Mark Ruffalo a mio avviso ad oggi uno dei migliori interpreti sulla piazza. Liev Schreiber solido interprete ormai in ogni genere, anche se io continuo ad amare la sua regia/sceneggiatura di quella piccola perla di Ogni Cosa è Illuminata con Elijah Wood. Una spanna sopra a mio avviso Stanley Tucci, con una caratterizzazione del personaggio davvero incisiva. Per concludere due parole sul tema del film. Al termine ti resta davvero un magone dentro non indifferente, sintomo che il film ha raggiunto in pieno il suo scopo. Non si può non restare segnati dalle cifre riportate sui titoli di coda riguardo al numero degli abusi commessi sui minori da parte di quei preti e di come il fenomeno sia così esteso. Se già di per sé l’argomento disturba durante tutto il film, quel senso di angoscia e schifo ti resta appiccicato addosso. C’è sempre la speranza che pellicole come questa servono ad aprire gli occhi, perché il cinema è anche denuncia e scomode verità.