Scritto da: admin il: agosto - 11 - 2016 Commenti disabilitati

Per L’Angolo del Mariachi

BATMAN v SUPERMAN – L’ALBA DEI MAMMONI
Perché? E’ la domanda più ricorrente per tutta la pellicola. Sì, la si può usare sotto diversi toni, ma di sicuro quelli inerenti il film di Snyder vertono tutti sul negativo. Ho sempre detto che quando “insegui” sei sempre in difficoltà e hai sicuramente meno possibilità di riuscita; la DC Comics sembrava aver trovato una possibile strada (a differenza della Universal coi “nuovi mostri” alla Dracula Untold, che sono franati già alla prima pellicola) per inseguire quella Marvel, che con i suoi Avengers e collaterali ha messo un sigillo indiscusso al botteghino, ma ecco invece la disfatta. Se Christopher Nolan era riuscito con successo a dare una nuova veste al Cavaliere Oscuro, l’idea di trasportare quel concept di Batman nel mondo del nuovo Superman (sicuramente meno buonista e colorato delle precedenti versioni) non è stata vincente. Se il precedente Man of Steel poteva essere una proposta abbastanza apprezzabile per riportare Superman sul grande schermo, impresa titanica causa l’inevitabile confronto con le pellicole anni ’70/’80 con Christopher Reeve (che già aveva scandito il fiasco di Superman Returns), qui cambiando la formula il risultato non è il medesimo. La psicologia dei personaggi (già troppo sondata nelle altre trasposizioni) fa già da fragile fondamenta per la struttura della sceneggiatura, che risulta davvero troppo forzata, troppo veicolata nella narrazione, e porta lo spettatore a non entusiasmarsi nonostante gli scontri continui. Manca totalmente l’originalità dei film di Nolan, senza parlare poi degli spunti necessari a far emergere una recitazione incisiva. Uno script che sembra il compitino di un bambino delle elementari, che raggiunge il suo apice (dell’assurdo) quando dopo due ore di scontri tra i due supereroi, al culmine della battaglia, di punto in bianco passano da nemici ad amiconi non appena scoprono di avere le mamme che si chiamano allo stesso modo. E qui il “perché?” viene sostituito da un più solido “ma che cazzo è?”, dato che ti cadono le braccia nemmeno tu fossi un manichino della Upim. Zack Snyder non offre niente di nuovo alla regia, anzi, sembra lasciare il timone del comando all’equipe di programmatori di un qualsiasi Arkham – Batman, tanto che alcune scene di combattimento sono appunto talmente videogioco da non suscitare alcuna emozione. Le caratteristiche identificative della regia di Snyder (ad esempio l’azione rallentata e poi accelerata) che in 300, Watchmen, Sucker Puncher, funzionano benissimo poiché conferiscono una certa epicità clippata allo scontro, qui sono totalmente assenti, lasciando tutta la solennità del combattimento al carisma dei personaggi, che però si perde in un contesto da videogioco come dicevo prima. Sembra più un tentativo (non riuscito) di voler attingere alla elegante poetica da marciapiede di Nolan, ma mal utilizzando fotografia e colonna sonora. Il cast… beh, il cast… Henry Cavill(Superman, per chi manco se lo ricordasse dal nome) è come da copione: ha la faccia giusta e tre espressioni(come in Man of Steel), ma qui non bastano perché è richiesto uno sforzo interpretativo non adatto al personaggio e all’attore. Diciamolo: Superman è il buono per eccellenza, il puro (che non a caso è di un altro mondo), non ha un tormento interiore scuro come quello di Batman, non ha in sé il marcio di Gotham City, ma i campi dorati di Smalville; non può non essere amato, ecco allora che se gli dai quella sfumatura perde di credibilità. Amy Adams ci offre una Lois Laine lontana dalla donna di polso che conosciamo, in sostanza si limita a “frignare” dall’inizio del film alla fine. Gal Gadot è Wonder Woman, cioè una versione molto Asgardiana (vergogna, sembra uscita da un film di Thor) e per niente femminista (come in realtà nasce il personaggio creato da William Marston), ma tanto non ve ne accorgerete più di tanto perché è talmente marginale che nemmeno si ha il tempo di farsi due domande (Diana Prince? Chi è? Da dove viene?) che comunque non troverebbero risposta viste le evidenti falle di caratterizzazione del personaggio (cioè se sapete chi è, bene, altrimenti c’è Wikipedia). Jesse Eisenberg è un Lex Luthor di cui ci si scorda volentieri; costantemente in bilico tra l’imbecille, l’invasato e il personaggio di Tremotino (dalla serie “C’era una volta” della ABC) che però è interpretato da Robert Carlyle, un signor attore. Vengono i brividi se lo si confronta al Joker o a Bane dei film di Nolan, ma non regge nemmeno il confronto coi cattivi delle precedenti e più fumettose trasposizioni di Batman, poiché si prende troppo sul serio. Inoltre ritorna il confronto: Gene Hackman è inarrivabile e almeno in Superman Returns ci avevano provato con un attore come Kevin Spacey, che comunque non ci era riuscito. Jeremy Irons, Diane Lane, Kevin Costner, Lawrence Fishburne: futile tentativo di apportare nomi di una certa rilevanza per dare spessore al cast, ma alla fine soldi buttati via perché se ci mettevan degli sconosciuti era uguale, tanto le loro interpretazioni non dicono niente (anche qui assolutamente non sviluppate o caratterizzate in sceneggiatura). Ho lasciato il mio preferito per ultimo: Ben Affleck, da me ribattezzato “provaci ancora, Ben”. L’idea di un Batman invecchiato, che si è ritirato per chissà quali ragioni (anche qui abbiamo un flashback troppo confuso con qualcosa successo “pare” al compagno Robin”), e che ritorna per scontrarsi con un potere superiore (Superman), non accettandolo (non dimentichiamoci che Bruce Wayne è un semplice uomo, non ha superpoteri), è perfettamente in linea col personaggio, peccato però che tutto questo si perda. Affleck (che già aveva affondato Daredevil, da qui il soprannome), per il climax scelto in sceneggiatura (la mamma è sempre la mamma), è risultato subito l’attore perfetto, con quel bel bazzone mammone ingrugnito la maschera gli stava da Dio. Ora, a prescindere dal mio non farmi una ragione che un attore decida di mettere a rischio la sua carriera per seguire delle scelte più impegnate, si prenda il rischio sulla sua pelle di produzione e regia di un certo tipo di pellicole a dispetto di un sistema di produzione cinematografica ormai votata a ben più frivolo entertainment, metta tutti nel sacco con un film come Argo prendendosi dalle mani di quegli stessi che lo snobbavano il riconoscimento più importante, e poi accetti un ruolo come questo facendo mille passi indietro, io dico una cosa molto semplice: ma se non lo volevi fare, perché l’hai fatto? Era dall’inizio che Affleck non voleva accettare questo ruolo, han fatto di tutto per fargli mettere la firma su quel contratto e il risultato è che l’espressione costante sul suo volto sembra solo quella di un rassegnato che dice “che vuoi fare? d’altra parte anch’io il mutuo lo devo pagare”. Il suo Batman è anni luce dal Cavaliere Oscuro di Nolan, senza contare che per quante flessioni e trazioni faccia per battersi col kriptoniano risulta sempre un bel ciccio bombo, tipo Christian Bale ma con sotto il costume nero un piumino Moncler e ai piedi scarponi da sci o stivali correttivi.
Il problema di fondo è appunto la troppa approssimazione. Come dicevo all’inizio, correre dietro al progetto vincente di altri presenta mille difficoltà in più rispetto che avere un’idea originale. La Marvel ha strutturato i singoli personaggi (coi relativi film) creando un puzzle che poi si è composto nel progetto Avengers. La mia sensazione è questa: quando il progetto Marvel è cominciato, Warner Bros e DC Comics erano nella piena convinzione che la saga del nuovo Batman diretto da Nolan sarebbe andata avanti per chissà quanto, contrastando così col loro personaggio più affascinante le orde inventate da Stan Lee, ma il regista ha chiuso il progetto in tre sole pellicole; ecco allora che è nato il bisogno di inseguire, ma in un tempo più breve, la stessa finalità rispolverando la Justice League. Avendo appunto meno tempo, si doveva arrivare il prima possibile alla comunione di eroi per stare ad armi pari, così a differenza della Marvel che ha progettato la cosa a passettini, preparandosi bene, iniziando con Iron Man, ristrutturando Hulk, che era stato un fallimento, e piazzando infine Thor e Captain America, per poi dare nuova linfa agli X-Men, Warner e Dc Comics hanno bruciato le tappe con un’operazione azzardata (visto il precedente fallimento) di rivalutazione di Superman, per poi fare a ruota un film di “mischia” come questo, con un solo personaggio sicuro e solido di precedenti versioni (Batman). Ma perché i due personaggi insieme in questa trasposizione cinematografica non funzionano e in fumetto sì? Per rispondere bisogna andare a mio avviso alle radici delle differenze tra i personaggi DC Comics e Marvel. Non tutti gli eroi sono uguali. La psicologia dei protagonisti cambia radicalmente tra le due case di produzione e quelli della Marvel si prestano di più a una certa lettura cinematografica (lo dimostra anche il fatto che Batman, un vendicatore solitario e sicuramente il meno “puro” tra i personaggi DC Comics, è l’unica trasposizione di gran successo). Inoltre i personaggi Marvel portati sullo schermo, hanno tutti in comune lo stesso creatore, Stan Lee, quindi si portano dentro un concept ben preciso, che è quello del loro autore. I personaggi DC Comics hanno autori diversi, ecco forse perché metterli insieme sotto una luce nuova li snaturalizza troppo.
In definitiva, per me una delusione. Mi aspettavo molto di più.

 

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